Love,  Napoli,  Tra storia e leggende

Napoli vs Francia a tavola: i monzù

Napoli versus Francia a tavola

Devo ammettere di averci messo un po’ a digerire la storia del babà, ma tutta la faccenda della regina Maria Carolina d’Austria e la sua passione per la cucina francese mi ha incuriosita.

La consorte di re Ferdinando IV di Borbone, detto re Nasone, giunse a Napoli giovanissima, nel 1768.

Il suo matrimonio non fu certo d’amore, ma nonostante ciò la fanciulla seppe costruire una buona intesa con il marito e gli diede ben 18 figli, dei quali ne sopravvissero fino all’età adulta solo 7.

Maria Carolina era forte e volitiva e ben presto divenne la principale consigliera del re che, invece, mancava di attitudine al comando.

Aveva idee illuministiche e progressiste, grazie alle quali fu benvoluta da letterati ed intellettuali.

Si interessò in maniera particolare alla Francia, probabilmente perché nutriva un grande amore per la sorella Maria Antonietta.

Le sue idee nei confronti della Francia e degli illuministi, tuttavia, cambiarono radicalmente dopo l’esecuzione della sorella minore.

In seguito alla decapitazione di Maria Antonietta, assunse una posizione apertamente conservatrice e antifrancese, tanto da rifiutarsi di continuare a parlare francese.

Molto prima di questi tragici eventi, durante i primi anni del suo matrimonio, la giovane regina decise di importare a Napoli la cucina francese.

Così mandò i cuochi reali a Parigi, perché imparassero i segreti della cucina d’oltralpe dai maestri francesi ed il suo esempio fu seguito da molti nobili napoletani.

Tornati a Napoli, i cuochi che avevano studiato in Francia, venivano chiamati Monzù (da monsieur) ed erano considerati al pari dei nostri chef stellati.

Il più famoso monzù dell’epoca fu Vincenzo Corrado, il quale scrisse un libro di cucina nel 1773, “Il cuoco galante”, che divenne famoso in tutta Europa.

I monzù portarono a Napoli dalla Francia, oltre al babà, anche altri piatti, che noi crediamo essere tipicamente partenopei.

I crocché di patate, quelli che a Napoli chiamiamo panzarotti, derivano dalle croquettes. Il gattò di patate, quel delizioso tortino di patate farcito di salumi e formaggi, è figlio del gateaux francese. Persino il ragù napoletano, celebre in tutto il mondo, deriva dal ragout, uno stufato di carne e verdure. La besciamella e la maionese ( da Bechamel e Mayonnaise) sono le uniche due salse tipicamente francesi che hanno avuto successo anche da noi e, ormai, sono di casa.

Qual è stato il merito dei napoletani? Quello di rivisitare e fare propri questi piatti, arricchendoli in gusto e colore, grazie alla loro fantasia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: