Napoli,  Tra storia e leggende

La rivolta di Masaniello

La rivolta di Masaniello
Illustration for Storia d’Italia by Paolo Giudici (Nerbini, 1929-32)

Correva l’anno 1647, quando Masaniello, un povero pescatore originario di Piazza Mercato, guidava la rivolta popolare di Napoli contro il governo spagnolo.

I napoletani erano esasperati dalle pesanti gabelle imposte dal viceré Rodrigo Ponce de Léon, duca di Arcos, in particolare quella sulla frutta, che all’epoca era l’alimento più consumato dai ceti umili.

Così il 7 luglio 1647 si sollevarono contro gli spagnoli al grido di “Viva ‘o Rre ‘e Spagna, mora ‘o malgoverno” e guidati da Masaniello giunsero fino alla reggia, sbaragliando i soldati spagnoli e i lanzichenecchi.

Il duca di Arcos, che riuscì a scampare miracolosamente all’assalto, promise di abolire le imposte più gravose e fu costretto a concedere la costituzione repubblicana.

All’interno della nuova Repubblica Partenopea, Masaniello andò a ricoprire la carica di Capitano generale del fedelissimo popolo napoletano. La sua esperienza di capopopolo, tuttavia, fu molto breve, durò solo 9 giorni, durante i quali, Masaniello adottò provvedimenti completamente arbitrari.

Questo comportamento consentì ai suoi nemici e detrattori di mettere in giro delle voci sulla sua presunta pazzia. Secondo la leggenda, il comportamento bizzarro di Masaniello fu causato dalla reserpina, un potente allucinogeno, che gli fu somministrato durante un banchetto alla reggia. Oppure il suo cambiamento fu dovuto all’improvvisa ascesa al potere e gli atti folli che commise erano in realtà causati dall’incapacità di gestire grandi responsabilità di comando. E’ difficile dirlo ora dal momento che, nella storia di Masaniello, i fatti realmente accaduti sconfinano nella fantasia popolare e si confondono con la leggenda.

Una cosa è certa, il giovane pescatore ebbe il merito di riuscire a far imporre le rivendicazioni del popolo sul governo spagnolo, eppure ciò non bastò a risparmiargli l’ostilità di alcuni suoi ex compagni di lotta, che, temendo la sua ascesa al potere, tramarono alle sue spalle.

Il 16 luglio Masaniello fu assassinato nella Chiesa del Carmine, in una congiura ordita contro di lui. Il corpo fu decapitato e gettato in un fosso tra i rifiuti, mentre la testa fu portata al viceré come prova della sua morte.

Già il giorno seguente il popolo si rese conto che, con la morte di Masaniello tutto era tornato come prima, poiché il governo aveva immediatamente reintrodotto le gabelle abolite.

Un gruppo di popolani recuperò il corpo, che fu ricomposto e gli venne data degna sepoltura nella Basilica del Carmine, dove i resti furono conservati fino al 1799. In quell’anno, dopo aver represso violentemente la rivoluzione napoletana, Ferdinando IV di Borbone ne ordinò la rimozione e la dispersione allo scopo di cancellare il ricordo di ogni opposizione al potere regio. Nel 1961, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, i frati carmelitani fecero apporre una lapide commemorativa là dove c’era il suo sepolcro.

Lapide di Masaniello

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