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Adottare un gatto, i consigli di una gattara

Adottare un gatto
Foto da Pixabay

Se stai pensando di adottare un gatto, non so darti consigli ed indicazioni certe, ma voglio raccontarti la mia esperienza con i miei due meravigliosi mici che da quattordici anni sono entrati a far parte della mia famiglia.

Per cominciare, quando mio figlio ci chiedeva un cucciolo, sebbene amassimo molto i cani, abbiamo scelto il gatto per motivi squisitamente pratici.

L’impegno di dover portare fuori il cane almeno tre volte al giorno, con qualsiasi tempo ci sembrava troppo grande e, soprattutto, era inconciliabile con i nostri orari di lavoro.

Né io né mio marito avevamo mai avuto l’esperienza di vivere con un gatto, ma è stata la sua indipendenza e la sua autonomia ad orientare la nostra scelta.

Mio figlio chiedeva anche animaletti come coniglietti o porcellini d’india, ma io ero contraria, perché mi sembravano troppo delicati e indifesi per un bambino di quattro anni.

Non volevo adottare un animale domestico che fosse costretto a vivere nel terrore, ma uno che potesse crescere con lui, insegnandoli l’empatia e il rispetto per gli altri.

Tirando le somme, il gatto ci sembrava l’animale perfetto. A quel punto l’interrogativo era : di razza oppure un trovatello?

Abbiamo passato giorni ad analizzare vari tipi di razze, le caratteristiche fisiche, quelle caratteriali, ma non riuscivamo a scegliere. Da qualche parte, poi abbiamo letto che i gatti meticci sono più longevi e meno predisposti a malattie ereditarie, hanno personalità e caratteristiche uniche, quindi abbiamo deciso di fare un giro al gattile.

Lì abbiamo fatto una scoperta inaspettata, cioè che i gatti hanno un dono straordinario, quello di conquistare il cuore delle persone a vista. Così è accaduto con la nostra Phoebe. L’abbiamo vista, accarezzata e abbiamo smesso di chiederci se volevamo un gatto maschio o femmina, cucciolo o adulto. Volevamo lei.

Nonostante sia un po’altezzosa, schizzinosa e schiva abbiamo imparato ad accettarla e rispettarla così com’è, anche mio figlio, a cui sono bastati pochi gironi per capire quando voleva giocare, quando voleva le coccole o quando era arrivato il momento di lasciarla in pace.

Un anno dopo abbiamo deciso di adottare un altro gatto, il nostro Romeo. Sarebbe più appropriato dire che Romeo ha deciso di adottare noi, quando, durante un temporale, è saltato nell’auto di mio marito appallottolandosi comodamente sul sedile del passeggero. E’ completamente diverso da Phoebe. Dolcissimo e coccolone, credo di non averlo mai visto sfoderare gli artigli in tredici anni.

Entrambi erano cuccioli, due giocose, divertenti, palle di pelo che non ci hanno dato alcun problema con la lettiera, che hanno imparato ad usare immediatamente, senza difficoltà, ma hanno combinato le loro marachelle.

Con loro è iniziato il nostro amore per i gatti e, oltre ai due che abbiamo in casa, ci occupiamo di una colonia felina che si è insediata nel quartiere in cui viviamo.

Ora che ho esperienza con i gatti e riesco a capire la loro personalità interagendo con essi, adotterei anche un esemplare adulto, perché sono meno vivaci e ribelli e si ambientano e adattano più facilmente, se hanno già vissuto in casa.

Alla fine dei conti, posso dire non esistono regole uguali per tutti, nella scelta di adottare un gatto. Bisogna fare una serie di considerazioni soggettive, a partire dal proprio stile di vita, personalità, esigenze.

Qualunque scelta andrà bene, se saprete accogliere il vostro amico micio con amore, accettandolo nella sua unicità, proprio come fareste con un figlio. In tal caso, saprà come ricambiare, sorprendendovi con delle manifestazioni di affetto, tenerezze, calore, fiducia che non avreste mai ritenuto possibili da parte di un gatto.

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