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Addicted di Paolo Roversi, il nuovo thriller

Addicted di Paolo Roversi, è un thriller pubblicato da Sem editore a gennaio 2019

Addicted di Paolo Roversi

Nella scelta dei libri da leggere, spesso mi lascio sedurre da titoli, quarte di copertina e sensazioni.

Come tutte le forme di seduzione, anche quella dei libri può essere ingannevole e così è stato per questo thriller di Paolo Roversi.

Da tempo mi ripromettevo di leggere un romanzo di questo scrittore, che è abbastanza prolifico, per cui ho visto periodicamente il suo nome ammiccare dagli scaffali della libreria.

Ho pensato che fosse giunto il momento, quando ho letto il titolo di quest’ultimo thriller, che mi ha intrigata, perché il tema delle dipendenze, nell’accezione più ampia del termine, allargata a tecnologia, alimentazione, autolesionismo, sesso, mi interessa molto.

Lo spunto narrativo mi era sembrato originale, ma lo sviluppo della trama è stato una completa delusione.

La mia sensazione è stata quella di stare leggendo una versione in chiave moderna, ma veramente brutta, di “Dieci piccoli indiani”di Agatha Christie.

La storia si divide in due filoni, apparentemente scollegati, che andranno poi ad intrecciarsi. Il primo è ambientato nel passato ed è il racconto dell’ efferato omicidio di un uomo, avvenuto in un bosco molti prima. Il secondo si svolge nel presente, dove la brillante psichiatra inglese Rebecca Stark ha elaborato un programma molto efficace per curare ogni forma di dipendenza.

La dottoressa viene contattata da un suo ex paziente, un magnate russo, che intende aprire una serie di cliniche in tutto il mondo, in cui applicare il suo protocollo di cura.

La prima clinica viene aperta in Puglia, in un casolare in aperta campagna, tra gli ulivi e il mare.

I primi sette pazienti di varie nazionalità, accuratamente selezionati tra migliaia di aspiranti, verranno seguiti dalla dottoressa Stark in persona.

Il protocollo prevede, tra le altre cose, l’isolamento e pratiche poco ortodosse.

Inizialmente la terapia sembra funzionare, ma improvvisamente la situazione precipita e i pazienti cominciano a morire misteriosamente uno alla volta, mentre fuori la tempesta imperversa ed è impossibile chiamare i soccorsi.

L’assassino deve essere uno dei presenti all’interno della cascina. Chi sarà e perché starà uccidendo?

Al di là della trama poco originale, è la suspense che latita in questo libro.

Il modus agendi dei personaggi e i loro schemi di pensiero, infatti, non vengono scandagliati progressivamente attraverso il racconto, in un crescendo emozionalmente coinvolgente, ma letteralmente spiattellati con lezioncine di psicologia sparse qua e là. Su di me, l’effetto è stato quello di appiattire drasticamente ogni picco emotivo come se, nel momento in cui, finalmente, sentivo di stare per entrare nel libro, quelle pause nozionistiche mi gettassero bruscamente fuori.

L’intreccio tra la storia della clinica e quella dell’omicidio avvenuto in passato è l’unica parte che può riservare, forse, qualche sorpresa. E dico forse, perché i lettori di thriller esperti non si lasceranno sfuggire gli indizi, né fuorviare dal tentativo, piuttosto goffo, di  spostare l’attenzione su personaggi fin troppo ovvi per essere credibili, come potenziali assassini.

La narrazione, poi, precipita verso un epilogo frettoloso, in cui avvengono troppe cose e troppo velocemente, lasciando il lettore inappagato, come accade quando si è costretti ad ingurgitare qualcosa senza poterlo assaporare.

Insomma, Addicted di Paolo Roversi è finito nella mia black list, insieme al suo autore, al quale non ho ancora deciso se dare una seconda chance, oppure no.

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