Napoli,  Tra storia e leggende

Sulle tracce dei fantasmi a Napoli: Giuditta Guastamacchia

Napoli è una città in cui esoterismo e occulto sono palpabili.

Tra i vicoli e nelle case si sussurrano leggende, dicerie e superstizioni.

In bilico perenne tra sacro e profano, le storie misteriose sono parte integrante del bagaglio culturale di ogni napoletano.

Racconti di fantasmi, di miracoli, di alchimia e magia, che si intrecciano alla storia di questa città e che hanno ispirato e continuano ad ispirare artisti e scrittori.

Da Matilde Serao a Maurizio de Giovanni con il suo commissario Ricciardi, dal teatro di Eduardo De Filippo al cinema di Ferzan Ozpetek, si può attingere a piene mani al folklore partenopeo.

Una delle vicende in cui la storia diventa leggenda, è quella della bellissima e diabolica Giuditta Guastamacchia.

La donna si rese protagonista di uno dei più efferati delitti, riportati nelle cronache giudiziarie della fine del 1700. Rimasta vedova giovanissima, con un figlio piccolo, Giuditta fu chiusa in convento dal padre, che non poteva mantenerla.

Lì intrecciò una relazione con un prete, che si spacciava per suo zio.

Quando cominciarono a circolare delle voci, il prete la fece sposare con un suo nipote appena sedicenne e se la portò a casa, per poter vivere sotto lo stesso tetto e proseguire indisturbati la relazione.

Il ragazzo, tuttavia, quando si rese conto di essere stato raggirato dai due amanti, se ne andò, minacciando di rendere pubblica la tresca e sollevare uno scandalo.

Giuditta convinse il prete che l’unica soluzione fosse uccidere il suo giovane marito e far sparire il corpo.

L’omicidio fu organizzato con la complicità anche del padre di lei, di un chirurgo e di un barbiere.

Al momento cruciale, però, il prete ebbe un ripensamento e si allontanò.

Destino volle che la guardia regia sorprendesse il barbiere mentre cercava di liberarsi dei miseri resti dello sventurato ragazzo.

L’uomo confessò e gli assassini furono catturati e condannati alla forca, ad eccezione del prete, che non avendo partecipato materialmente all’omicidio, ebbe l’ergastolo.

Secondo le leggi dell’epoca, le teste dei condannati rimasero esposte per molto tempo in gabbie di ferro, appese alle mura di Castel Capuano, l’allora sede del tribunale.

Dal 1869 a tutt’oggi, i teschi sono conservati presso il Museo Anatomico dell’ Università degli Studi di Napoli “Luigi Vanvitelli”, nel centro storico a pochi passi dell’Ospedale degli Incurabili.

Si racconta che da quel tragico 19 aprile 1799, data dell’esecuzione della sentenza, ad ogni anniversario, i corridoi di Castel Capuano risuonino delle urla e dei lamenti di Giuditta, il cui spirito si aggira ancora tra le stanze di quel palazzo.

Il fantasma di Giuditta Guastamacchia è noto anche come “il fantasma degli avvocati”, perché quando Castel Capuano era ancora sede del tribunale, avrebbe terrorizzato i giuristi aleggiando tra le aule, ogni 19 aprile.

Questa storia mi è stata raccontata e ho letto le cronache della vicenda riportate nel Diario Napoletano di Carlo de Nicola , ma non conosco nessuno che, direttamente o indirettamente, abbia visto o sentito qualcosa tra le aule di quel palazzo.

Se c’è qualcuno che possa raccontarmi qualcosa di più su questa leggenda, batta un colpo!

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