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Facciamo che ero morta di Jen Beagin, recensione

Facciamo che ero morta

Facciamo che ero morta” è il libro d’esordio della scrittrice statunitense Jen Beagin, tradotto da Federica Aceto ed edito in Italia da Einaudi. Si è aggiudicato il Whiting Award 2017 per la narrativa ed è attesa a giorni l’uscita negli Stati Uniti del seguito, “Vacuum in the dark

Mona ha ventitré anni e una vita difficile. Non è uscita integra da un’infanzia traumatica e non è ancora a riuscita a salvarsi dai fantasmi del suo passato.

Per guadagnarsi da vivere fa la donna delle pulizie, ma ha un’indole artistica e un grande talento per la fotografia, anche se non sa ancora come sfruttarlo.

Un’altra cosa che le riesce molto bene è cacciarsi in situazioni bizzarre, a causa della sua tendenza all’autolesionismo e alla mancanza di fiducia in se stessa.

Conduce un’esistenza piuttosto solitaria, tiene delle conversazioni con Dio chiamandolo Bob e ha un serio problema con le dipendenze.

Pagina dopo pagina la vedremo intrecciare relazioni sbagliate con personaggi strampalati, portare alla luce, tra una pulizia e l’altra, vizi e manie delle persone per cui lavora, confrontarsi con le proprie imperfezioni, affrontare quell’ingombrante figura paterna, così sbagliata da non riuscire a liberarsene.

L’esordiente Jen Beagin disegna a colori vividi scorci di realtà nuda e cruda,senza sconti e senza edulcoranti.

Mona è un personaggio fortemente drammatico: vorrebbe un cambiamento, ma non lo cerca davvero, perché è completamente disillusa e sfiduciata, tanto da prendere la notizia di una sua possibile morte precoce come una cosa positiva; mentre fa le pulizie, fruga nelle case degli altri e ogni piccola scoperta apre nel suo immaginario scenari di violenze, abusi e sofferenze; le sue fantasie sono sempre inquietanti e orrorifiche, così come le foto che si scatta.

Eppure in tanto dolore, delusione e umana imperfezione, con sottile e irresistibile ironia, emerge una Mona che è stanca di fingersi morta, è stanca di continuare a giustificare quel padre che l’ha ferita, di offrirgli ancora appigli. Vuole smettere di aspettarsi che qualcuno corra a salvarla, finalmente. E’ ora che si salvi da sola.

Leggi un estratto di “Facciamo che ero morta”di Jen Beagin qui

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