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Il culto delle anime pezzentelle

Una storia tutta napoletana che mi ha sempre toccata nel profondo è il culto delle anime pezzentelle. E’una devozione che affonda le sue radici nella tradizione popolare, in cui il sacro incontra il profano e che i napoletani hanno coltivato per secoli, fino a pochi decenni fa.

Le anime pezzentelle, per i napoletani, sono quelle abbandonate, di persone povere, morte da sole e che non hanno nessuno che preghi per loro, affinché possano scontare il periodo di Purgatorio più in fretta e volare così in Paradiso.

Il culto nacque nel 1600, quando a Napoli vi fu l’epidemia di peste che fece oltre trecentomila morti. I corpi vennero seppelliti in parte nella chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco ed ammassati nel cimitero delle Fontanelle. La maggior parte di essi non aveva neppure un nome e ben presto non rimase che un mucchio di teschi e ossa.

Nell’immaginario popolare, le anime di quei defunti si trovavano in Purgatorio per espiare i peccati commessi in vita e,dunque, destinate a soffrire a lungo, perché abbandonate e dimenticate. Esse, però, potevano intercedere per ottenere grazie per coloro che offrivano loro suffragi, per abbreviare la loro pena.

Oggetto di devozione divennero, in particolare i teschi ( detti capuzzelle), che le persone adottavano, per chiedere all’anima grazie e protezione, in cambio di una sepoltura degna e del riposo eterno.

I devoti, dunque, offrivano alle anime del purgatorio le loro preghiere e i refrischi, cioè il sollievo dalle sofferenze del purgatorio che, nell’atto pratico, consistevano nelle cura e nella pulizia del teschio.

Se l’anima esaudiva la grazia richiesta, entrava a far parte definitivamente della famiglia che l’aveva adottata. In caso contrario veniva nuovamente abbandonata e sostituita con una più benevola.

Particolarmente prodighe di grazie venivano considerate le capuzzelle che sudavano, sulla cui superficie si formavano delle goccioline d’acqua

Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

La chiesa in stile barocco di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco fu costruita nel 1616, su richiesta di alcune famiglie nobili e destinata a luogo di sepoltura.

Si trova sul decumano maggiore, una delle strade principali della città, l’attuale via dei Tribunali.

Ha un ipogeo, al quale si accede attraverso una botola, dove sono conservati moltissimi teschi.

Per questo, nel folklore napoletano, la chiesa è nota come la chiesa d’e capuzzelle.

Tra i vari teschi ce ne sono alcuni diventati famosi e intorno ai quali sono nate moltissime leggende, come quello di Lucia, adagiato su un cuscino e adornato con una preziosa coroncina e un velo da sposa. Se ne conosce il nome perché è scritto sulla nicchia in cui è riposto, ma non vi sono certezza su quella che fu la sua identità e il suo destino.

Le anime pezzentelle del cimitero delle Fontanelle

Anime pezzentelle

Il cimitero delle Fontanelle si trova nel rione Sanità ed accolse migliaia e migliaia di corpi senza nome non solo in seguito alla peste, ma anche alle disgrazie successive che si abbatterono sul popolo napoletano, come il colera e cinque eruzioni del Vesuvio.

Dopo l’editto napoleonico di Saint Cloud del 1804, che vietava la sepoltura nelle chiese e nelle città, divenne il primo vero cimitero.

Anche qui vi sono delle capuzzelle più famose di altre, come quella di Donna Concetta, che viene considerata molto prodiga di favori. Basta accarezzarla: se la mano si bagna del suo sudore, la grazia verrà esaudita.

Il culto delle anime pezzentelle fu vietato dal cardinale Ursi nel 1969, eppure resta una delle leggende più suggestive ed affascinanti della tradizione napoletana. Ancora oggi chi visita questi luoghi si ferma a pregare o lascia un fiore, per queste anime, con la speranza che possano ascoltarci ed esaudirci.

In via dei Tribunali, proprio nei pressi della chiesa d’e capuzzelle, c’è una stradina, il lungo e stretto Vico del Purgatorio ad Arco.

Con il culto delle anime pezzentelle non c’entra niente, ma nel caso passaste di là, fermatevi a dare un’occhiata. Qui fu girato l’episodio “Il professore” del film “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica, con Edoardo De Filippo, che tiene una memorabile lezione sull’arte del pernacchio.

Se non l’avete mai visto, né il vicolo né il film, vi consiglio di farlo. Farete un tuffo nella vera napoletanità.

E nel caso vi venisse fame, a pochi passi troverete alcune tra le migliori pizzerie di Napoli!

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7 Comments

  • NICOLA

    Bel post, bel posto per quanto possa essere bello un posto che è a metà tra il macabro e l’antropologia. Ci sono stato al tempo dell’università e ci sono tornato qualche anno fa. Non sapevo de L’Oro di Napoli. Mi hai dato motivo per tornarci

  • NICOLA

    Bel Post, bel posto per quanto posa essre bello un posto che è a metà tra il macabro e l’antropologia. Ci sono stato ai tempi dell’università, e poi qualche anno fa. Non sapevo de L’oro di Napoli: mi hai dato motivo per visitarlo ancora.

    • Marie Morel

      Grazie per il tuo commento! Io conosco la storia delle anime pezzantelle fin da bambina, perché all’epoca abitavo poco distante dalla chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco e quando ci passavo mi sembrava un luogo tetro e macabro, mi metteva paura. Ci sono tornata di recente,dopo tanti anni e, stavolta, ho provato una grandissima compassione, pensando a tutte quelle persone morte miseramente e abbandonate lì, dimenticate. Che si sia credenti oppure no, la storia delle anime del purgatorio,che chiedono suffragi per la loro liberazione, è suggestiva e quel luogo vibra di misticismo. E’ strano come uno stesso posto, visitato in tempi diversi, possa suscitare emozioni tanto contrastanti. Una passeggiata al centro di Napoli è sempre una buona idea, non fosse altro che per per la pizza e il caffé 😉

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