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L’esercizio del distacco, di Mary Barbara Tolusso

L'esercizio del distacco

Voce narrante del libro “L’esercizio del distacco“della poetessa M.B. Tolusso è la protagonista, che, parlando in prima persona, esordisce raccontando di quando la madre la lascia, poco più che bambina, davanti ad un collegio e va via senza neppure voltarsi indietro.

Sembra essere un vero e proprio abbandono, ma è la quattordicenne a viverlo come tale, il suo primo distacco. In realtà viene mandata a studiare in una scuola esclusiva, riservata ai rampolli di famiglie molto facoltose, affinché vengano istruiti ed addestrati per diventare i nuovi potenti.

Tra lezioni di logica e galateo, i ragazzi vengono sottoposti anche ad una dieta e cure innovative, per garantire loro una salute intaccabile e una vita più lunga della media.

Parte integrante di questo modello educativo è il distacco da passioni,affetti ed emozioni, viste come potenzialmente dannose per questi pochi eletti, il cui futuro sembra già essere stato programmato.

Il collegio è un microcosmo dal quale è impossibile tenere fuori le passioni, perché pur sempre di adolescenti si tratta. Nascono amicizie, come quella che lega la protagonista a David ed Emma, antipatie, rivalità ed amori, ma che i ragazzi sono costretti ad imparare ad addomesticare e disciplinare.

Al momento del diploma, la protagonista si allontana dal collegio lasciando dietro di sé il tempo vissuto lì, grazie all’esercizio del distacco. Eppure quel mondo ovattato, nel quale la ragazza impara a lasciar andare passato e affetti, ma nel quale si concede, talvolta, momenti di abbandono, diventa per lei, negli anni successivi, uno dei ricordi più struggenti.

Scritto bene e scorrevole, è un libro che si legge in poche ore, ma di quel tempo a me non è rimasto nulla, se non un grande vuoto.

Indifferenza, ecco cos’ho provato leggendo “L’esercizio del distacco”di Mary Barbara Tolusso.

Non solo i protagonisti del libro vengono educati a vivere con distacco le proprie passioni, ma è quello che accade anche al lettore, attraverso un racconto piatto, senza picchi emotivi, freddo.

E’ una scelta narrativa probabilmente voluta, ed ottenuta con grande abilità dall’autrice, perché da’ corpo, voce e sostegno a personaggi che si lasciano appena sfiorare dalle emozioni, ma io non l’ho apprezzata.

Per sentirmi coinvolta in una lettura deve emozionarmi e con questo libro, purtroppo, non è accaduto, probabilmente perché nato con l’intenzione di non emozionare, ma di lasciare il lettore costernato di fronte all’imprevedibilità del futuro e alle struggenti malinconie di un passato irrecuperabile. Semplicemente un libro che non è nelle mie corde.

2 Comments

  • Marcello Comitini

    Una recensione da apprezzare perché non inzuppa le parole nella brodaglia consenziente in cui normalmente vengono annegate le recensioni, soprattutto sul web. Anche se Marie non affonda il coltello sino all’elsa.
    C’è solo un piccolissimo appunto da fare: trattandosi di un libro di una poetessa, non si riesce subito a capire se si tratta o meno di una raccolta di poesie. Da nessuna parte, tranne che nella non molto leggibile copertina si fa cenno di quale genere di opera si parli.
    E davvero all’inizio mi ero rallegrato che qualche poeta sapesse scrivere (in versi) del distacco in maniera talmente profonda da comporne un intera raccolta!

    • Marie Morel

      Mea culpa.E’un romanzo. Proprio perché l’autrice è una poetessa, mi aspettavo una narrazione vibrante, empatica ed è questo che mi ha delusa. Non ho affondato il coltello perché io suddivido i libri in tre categorie: quelli che trovo bellissimi, quelli spazzatura e quelli che stanno nel mezzo, che possono piacere o non piacere. Il libro in questione, nella mia personalissima catalogazione, si colloca in quest’ultima fascia. Libri scritti bene, scorrevoli che devono incontrare il gusto del lettore. Con me non è accaduto. E se ti capitasse di leggerlo, ti consiglio di non aspettarti qualcosa di profondo, né in versi né in prosa. Semplicemente distacco, appunto. Buona serata e grazie!

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