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Critiche al pensiero positivo

Critiche al pensiero positivo

Le critiche mosse al pensiero positivo ( secondo l’accezione che ho chiarito nel mio post precedente), si riducono a queste considerazioni: non è salutare evitare le negatività, fingere che i problemi non esistano e che vada tutto bene; un ottimismo cieco è controproducente, perché finirà con lo scontrarsi inevitabilmente con la realtà.

Queste critiche al pensiero positivo, tuttavia, arrivano a conclusioni errate, perché partono da presupposti errati.

Pensiero positivo e resilienza

Il pensiero positivo non si fonda, infatti, su un ottimismo irragionevole o sull’evitamento, come ho letto da qualche parte, bensì sul concetto di resilienza.

La psicologia positiva non prescrive una ricetta facile per una felicità da raggiungere chiudendo gli occhi di fronte ai problemi. Anzi, essi diventano un’occasione di miglioramento e di crescita personale.

Si tratta,in realtà, di trovare un senso e una ragione di speranza anche nelle circostanze più difficili.

La vita, infatti, può riservare indicibili dispiaceri, vere tragedie umane, eppure anche nelle esperienze più dolorose è possibile trovare del buono, trarne degli insegnamenti preziosi, piuttosto che cullarsi nell’inevitabile sofferenza.

Se così non fosse, sarebbe impossibile continuare a vivere dopo aver vissuto drammi, sciagure, perdite e, invece, molte persone che soffrono possono insegnarci che, attraversando grandi dolori, è possibile incontrare insperate e insospettabili fonti di luce.

Accettazione del dolore e consapevolezza

Non ottimismo a tutti i costi, dunque, ma accettazione del dolore con la consapevolezza che i problemi devono essere gestiti e, possibilmente risolti, attivando le proprie risorse interiori. E che tutto questo può essere fatto nell’ottica della speranza e fiducia che anche le situazioni problematiche possano lasciare tracce positive nella nostra vita. Tracce che, tuttavia, possono essere lette solo se scegliamo di vivere la sofferenza come un’esperienza di crescita.

E’, quindi, un concetto ben diverso da quello reclamizzato dagli slogan di matrice statunitense che recitano “se lo vuoi davvero, ci riuscirai” o “basta pensare a qualcosa per ottenerlo“.

Il pensiero positivo richiede un grande lavoro di elaborazione e di accettazione della realtà e dei problemi, senza abbattersi, ma cercando di trarre il meglio dalla situazione che si sta vivendo.

E se io, oggi, credo così fortemente nel pensiero positivo è perché non mi sono tirata indietro, di fronte al mio dolore, l’ho abbracciato e l’ho trasformato nella mia forza. Ho scelto di non lasciarmi accecare dalle lacrime, perdendo così di vista anche il buono che c’era nella mia vita. E’stato difficile, ma ho cercato la luce e l’ho trovata e se l’ho fatto io, può farlo chiunque.

Ecco, questo, per me, è pensare positivo.

E , nei momenti in cui mi è sembrato particolarmente difficile, ho trovato grande conforto nei primi versi in questa breve preghiera, che recita così:

Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare;
la forza ed il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare;
e la saggezza di conoscerne la differenza.
Vivendo un giorno alla volta;
godendo di un momento alla volta;

(Pastore Friedrich Christoph)

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